mercoledì 12 marzo 2008

Quale Moratoria?

Che senso ha la giornata della memoria? Da quando il giorno della memoria ha istituzionalizzato solennemente il ricordo della Shoah si sta determinando un vero e proprio revival dell'antisemitismo. Dinanzi a milioni di morti per fame e milioni di aborti ogni anno, la retorica non è capace di imporsi sulla coscienza di molte persone, specialmente tra le più giovani generazioni, abituate a pensare universalmente.

La domanda che ormai molti si pongono è questa: che senso ha piangere le morti del passato se oggi, ora, succede la stessa cosa? Non accade ad Auschwitz e nemmeno nei laboratori nazisti, ma in Africa e nelle nostre civili cliniche. Che senso ha la giornata della memoria? La risposta è ovvia. Piangiamo quelle morti per ricordare, per non dimenticare, affinché queste cose non avvengano più. Allora perché la tragedia umana continua? Sono forse le morti dei giorni nostri degne di minor considerazione? Diecimilioni di bambini muoiono per fame, guerre, malattie ogni anno. Sono meno degne le loro morti delle nostre lacrime e delle nostre commosse commemorazioni? Cinquantamilioni di aborti ogni anno nel mondo non sono forse aberranti al pari - o più - di un olocausto? La manipolazione di embrioni non è forse il proseguo della mentalità nazista in fatto di "medicina e ricerca scientifica"? Ecco perché sempre più persone si rifiutano di commemorare nella giornata della memoria, perché all'umana pietà è stato tolto il senso, la coerenza e il richiamo ad un forte impegno.

"Io ero lì ad Auschwitz, mi chiamo Massimiliano Kolbe. Offrii la mia vita alla fossa in cambio della vita di un ebreo scelto a caso con una monetina. Sono cristiano, cattolico, francescano e conosco gli orrori di un campo di sterminio dove la metodica ossessione di una scientifica barbarie ha ucciso migliaia di vite tra una sigaretta e l'altra. Ho visto cumuli di ossa, sentito puzza di carne bruciata e ho visto uomini donne e bambini entrare in stanze sigillate".

Quell'orrore oggi si ripete. Fame, genocidi, guerre, malattie, sfruttamento sessuale, schiavitù, traffico d'organi, droga, aborto, manipolazione degli embrioni. Non è forse giunto il momento di smettere di essere ipocriti e di chiedere l'interruzione degli olocausti in corso? A monte della Shoah, la cultura della morte seppe bene incorniciare la tela a tinte fosche degli esecutori di quella terribile barbarie; oggi gli intellettuali non creano più nemmeno la giustificazione ma creano la distrazione delle masse dalla percezione dell'orrore. Oggi la cultura della morte incornicia con la distrazione le tele in cui si muovono gli operatori della morte, e allora non biasimiamo chi non crede alla nuova religione dell'uomo e recuperiamo il senso della pietà umana per tutti, per tutti i perseguitati, per tutti gli oppressi, per tutti gli innocenti straziati, specie per coloro che subiscono la “Shoah” ora, in questo preciso istante, perché un uomo è sempre un uomo ed è questo che dovrebbe essere il senso della giornata della memoria.

Germano Del Tuono


28-01-2008

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